Il ragazzo dagli occhi di cielo
1875.
Garibaldi lascia Caprera per recarsi a Roma per pronunciare alla Camera un suo
storico discorso, in un clima colmo di speranze e di dubbi all'indomani
dell'Unità. Mentre queste cose accadono in Italia, dall'altra parte del mondo,
in Canada, si apre una tenda di un accampamento indiano. Fa capolino un ragazzo
di quattordici anni che respira l'aria frizzante del mattino e si sofferma, per
qualche istante, a guardare il cielo, azzurro come i suoi occhi. Si tratta di
Blusky, un ragazzo “caduto dalle nuvole”. E sembrava proprio fosse così, quando
fu trovato, solo e magro, in mezzo a quelle nuvole di fumo che solo una
battaglia sa lasciare attorno. Raccolto da un capo indiano, viene allevato da
lui e dalla sua compagna. Un figlio desiderato, un figlio arrivato dal vago di
una nebbia quasi divina. Forse Manitù ascoltava davvero le preghiere di quanti
si rivolgevano a lui. Il bimbo non ha nulla. Vicino a lui solo una borsa che
contiene fogli di carta con strane linee. Gli indiani non avrebbero potuto
sapere che quelle macchie di inchiostro erano “scrittura”. Blusky entra a far
parte in tutto e per tutto della sua nuova vita. Cresce e si fa riconoscere per
il suo coraggio, per la sua lealtà, per il suo grande cuore. Anche Moony,
ragazza poco più giovane di lui, apprezza le sue qualità. Tra loro scatta anche
un magico legame. Ma, come è risaputo, I bambini sono la bocca della verità.
Una amico, quasi a vendicarsi, svela a Blusky che I suoi veri genitori non sono
nell'accampamento. Da qui inizia l'avventura del giovanissimo protagonista che
vuole fortemente scoprire, vedere, sapere e soprattutto incontrare. In u
frangente emerge, forse più che in tutto il racconto, la grande e vera civiltà
degli Indiani d'America. I suoi genitori adottivi infatti accettano che parta
per arrivare alle sue origini. Dalle lettere ritrovate, grazie all'aiuto di
alcuni mercanti, affiorano alcuni indizi. Il suo grande animo non può e non
vuole tralasciarne nemmeno uno. E il viaggio comincia. Ad accompagnarlo è Alce
Nero, forte e fidato compagno. Insieme si mettono “in marcia verso il passato”,
un passato misterioso, ma pieno di speranze che forse portano a un futuro di
risposte. Da questo momento la narrazione diviene fitta di accadimenti e di
personaggi che si susseguono in modo incalzante e inaspettato. Come
inaspettati sono i mille ostacoli di un lungo viaggio. Le pagine scorrono
velocemente sotto gli occhi del lettore, presentando tante tipologie umane.
Banditi, soldati, cameriere e donne di saloon i cui proprietari non sempre sono
santi, ma anche amici nuovi e persone generose. Insieme con tutti loro, Blusky
attraversa la sua storia lungo le sterminate distese e i freddi monti del
Canada. E, in certe pagine colorate da caratteristiche di inquadrature
cinematografiche, sembra proprio di vederli accampati davanti al fuoco o in una
strada polverosa e secca o avvolti dal vapore che esce dai loro mantelli
durante una gelida salita, in una tormenta di neve. Tutto il volume è
contraddistinto da un sicuro e piacevole coinvolgimento che non solo presenta i
fatti in modo sorprendente, ma li esprime attraverso una prosa lineare, ricca di
dialoghi. Sono davvero i personaggi a raccontare la storia.
Queste
pagine non sono solo il racconto di un'avventura, ma anche quello di una
ricerca. Italiani o indiani, africani o canadesi, tutti gli uomini, nella vita,
cercano qualcosa. Non sempre è facile trovare ciò che si cerca. A volte è
addirittura impossibile. Ma, a quanti si stanno per arrendere, sarebbe bello far
incontrare Blusky. Autore di questo romanzo è Giuseppe Franco Agoni. Già
presente in questa rubrica con “Il nido dello scorpione”, è una persona
decisamente eclettica. Ha visitato numerosi Paesi dall’Oriente all’Occidente.
Attualmente vive a Rivanazzano e al suo attivo vanta numerosi romanzi.
“Il
ragazzo dagli occhi di cielo” di G. F. Agoni, Guardamagna Editori in Varzi

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